I genocidi che hanno caratterizzato tutto il Novecento

Quando affrontiamo argomenti come genocidio, in tutta la sua efferatezza, dobbiamo prima essere al corrente del completo significato della parola. Non è altro che un crimine internazionale per il quale i responsabili – qualsiasi ruolo ricoprano – possono essere imputati, processati e condannati dalla Corte Penale Internazionale. Esso è considerato universalmente uno dei peggiori crimini morali che un governo, o qualunque autorità al potere – anche costituita da un gruppo di persone passate per guerrigliere – può commettere nei confronti dei cittadini, di una popolazione, di tutti coloro che sono soggetti al controllo.

In cosa consiste:

1) uccisione di membri del gruppo;

2) grave pregiudizio dell’integrità fisica o psichica dei membri del gruppo;

3) assoggettamento intenzionale del gruppo a condizioni di vita tali da comportare la distruzione fisica totale o parziale del gruppo;

4) misure, ostacolare le nascite in seno al gruppo;

5) trasferimento forzato di bambini del gruppo a un altro gruppo”.

Il concetto è di annientare, in toto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Il genocidio è altresì oggetto di studio da parte degli storici e degli scienziati sociali, ma la definizione giuridica del concetto si dimostra inadeguata per un’indagine di tipo storico ed empirico.

Condannabili sono anche i crimini contro l’umanità come: gli eccidi di Stato, le campagne di sterminio, la riduzione in schiavitù, la deportazione, la tortura, lo stupro, la schiavitù a fini sessuali, il sequestro, l’eliminazione clandestina (il fenomeno dei cosiddetti desaparecidos) e l’apartheid.

Nella storia dell’umanità i genocidi ci sono sempre stati, ma prima dell’era contemporanea – e, precisamente, prima del processo di Norimberga – venivano indicati con altri terminologie. Innanzitutto il genocidio può anche essere chiamato ‘democidio’ (dal greco δχ͂μος, ‘popolo’), ed è l’uccisione intenzionale, da parte di un governo, di individui disarmati e indifesi, quale che sia la motivazione dell’atto stesso.

Tra il 1226-1233 Gènghiz Khān intraprese la distruzione dei Tanguti in Cina, nessuno lo catalogò come un vero e proprio genocidio, eppure fu così. Generalmente questi atti violenti contro un’altra popolazione venivano indicati come atti puramente barbari, come massacri, eccidi, carneficine, efferatezza. 

Nel corso del XX secolo – iniziato con i nazionalismi del XIX, con pensieri allusi dopo la Rivoluzione francese (XVIII) – i governi hanno ucciso circa 174 milioni di persone.

In massima parte (probabilmente 110 milioni di persone) il genocidio è imputabile a governi comunisti, in particolare l’Unione Sovietica di Lenin, poi di Stalin e dei loro successori (62 milioni di vittime) e la Cina di Mao Zedong (35 milioni). Anche le dittature di destra come quella Nazista e Fascista, appoggiata dalla Spagna di Franco non furono da meno, dove un numero considerevole di vittime è stato provocato da questi regimi totalitari o autoritari, specialmente la Germania di Hitler (21 milioni di persone).

Il governo nazionalista di Jiang Jieshi (Chiang Kai-shek) in Cina (circa 10 milioni) non fu da meno, lasciando che i giapponesi piegassero la popolazione del loro paese; lui e Mao Zedong capirono dopo che doveva unirsi per cacciare il nemico. 

Altri genocidi con un numero di vittime inferiore sono stati perpetrati dai governi dei Khmer rossi in Cambogia, da quelli del Giappone, della Corea del Nord, del Messico, del Pakistan, della Polonia, della Russia (già citata), della Turchia, del Vietnam e della Iugoslavia sotto Tito. 

A prescindere dal tipo di governo, la probabilità di genocidio aumenta in caso di guerra, o quando uno Stato si trova ad affrontare sconvolgimenti interni provocati, per esempio, da una rivoluzione, da una ribellione o da un attacco esterno; per epurare dei membri di un gruppo odiato, per scongiurare una presunta minaccia, per la trasformazione ideologica di una società, etc…

La soppressione dei prigionieri di guerra, l’uccisione indiscriminata dei civili o le azioni militari contro di essi, l’affondamento di navi cariche di passeggeri inermi sono considerati crimini di guerra e contro l’umanità.

Alla fine del XIX secolo, le grandi potenze europee minacciarono un’azione contro l’Impero ottomano per gli eccidi di cristiani; o lo zar della Russia, ripresa, poi, dall’Unione Sovietica, e la sua persecuzione contro gli ebrei (persecuzione adottata anche nel Rinascimento dagli spagnoli contro ebrei e mori). Il problema ebraico, nei primi del Novecento, era condiviso da tutti gli stati europei e, sempre per i russi, durante la Prima Guerra Mondiale, gli ebrei erano vennero visti dal governo come dei nemici interni e subirono dure persecuzioni. Nel corso della seconda guerra mondiale, quando il mondo venne a conoscenza della terrificante portata dello sterminio degli ebrei attuato dai nazisti, fu riconosciuto – senza passarsi una mano sulla coscienza – come un crimine mai visto nella storia. Prima di loro, i nazisti, visto che aveva solo l’intenzione di espellere tale popolazione, lo sterminio fu atto ai popoli slavi, agli zingari, agli omosessuali e a tutti coloro che fossero nati con delle problematiche fisiche e di salute permanenti. Ma per loro nessuno si è mosso, perché la Germania si adoperava per sconfiggere un “nemico” comune: il comunismo.

Il concetto di genocidio trovò la sua prima applicazione giuridica durante il processo di Norimberga contro i criminali di guerra nazisti (1945-1946). Essi furono condannati per “crimini di guerra” – terzo capo d’accusa – , tra cui il genocidio deliberato e sistematico: ovvero lo sterminio di gruppi razziali e nazionali, diretto contro la popolazione civile di alcuni territori occupati, al fine di distruggere determinate razze e categorie di persone, nonché determinati gruppi nazionali, razziali o religiosi, in particolare Ebrei, Slavi e Zingari. 

Un altro atto di eccidio fu la carestia indiana causata a più riprese (1769-70, 1876-79, 1896-1900) dalle politiche economiche e amministrative britanniche. E quando la dinastia Ming crollò il (1635-1662) si ebbero molti morti, sempre nella terra della Cina si avrà la guerra civile di Taiping (1850-64), contro l’invasione mancasse con la sua dinastia Qing .

Le famose purghe di Stalin, che in Unione Sovietica, dal 1928 al 1954 costarono la vita a molte persone.

Non dimentichiamo il genocidio degli Armeni, iniziata nella seconda metà dell’Ottocento a causa della tirannia dell’Impero ottomano, avendo la sua massima attività tra il 1915 e il 1916. I massacri del Ruanda contro la popolazione degli Tutsi, uno dei genocidi più feroci della storia recente. La ex Jugoslavia ci ha regalato uno scenario di massacri e morti così sanguinari da farci rendere la  razza animale peggiore su questa terra.

In Cambogia, in Cecenia, la Cina con l’occupazione tibetana ci ha fatto dare il peggio di noi stessi. Gli zingari, i curdi, i nativi americani e quello dell’America del Sud.

L’eliminazione dei gruppi cristiani e dei musulmani ‘blasfemi’ in molti paesi islamici odierni, come l’Iran e l’Arabia Saudita; la pulizia etnica praticata dai Serbi in Bosnia ed Erzegovina negli anni novanta; e, infine, la guerra che l’esercito birmano ha condotto contro i Karen e altri gruppi etnici.

A oggi, i massacri, si sono estesi anche sugli animali, una mattanza che sembra non aver fine. Ma se non abbiamo rispetto per la nostra specie animale, tanto meno possiamo averne per tutti gli organismi viventi su questa terra.

Pubblicato da isottafranci

Scrittrice, illustratrice, pittrice e appassionata in storia

2 pensieri riguardo “I genocidi che hanno caratterizzato tutto il Novecento

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