La Seconda Guerra Sino-Giapponese

Siano nella prima metà del XX secolo, quando nel mondo cominciano a muoversi movimenti politici totalitari, dove l’idealizzazione di questi ultimi era dettata dalla fine della Grande Guerra.

I paesi che combatterono la Seconda Guerra Mondiale si schierarono all’interno di due opposte alleanze: quella dell’Asse e quella cosiddetta degli Alleati.

I tre principali membri dell’Asse furono la Germania, l’Italia e il Giappone. Queste tre nazioni insieme riconoscevano il diritto della Germania di possedere gran parte dell’Europa continentale, all’Italia quello sul Mediterraneo e al Giappone sull’Asia orientale e sul Pacifico.

Siamo nel novembre 1936, una settimana dopo aver firmato un patto d’amicizia, la Germania e l’Italia annunciarono la creazione dell’Asse Roma-Berlino: dove come obiettivo era destabilizzare l’ordine europeo. Il 25 novembre 1936, la Germania Nazista e l’Impero del Giappone firmarono il cosiddetto Patto Anti-Comintern, esso andava contro l’Unione Sovietica; l’Italia si unì il 6 novembre 1937. Ricordiamo che il 22 maggio 1939 la Germania e l’Italia firmarono il Patto di Ferro, il quale rafforzava l’alleanza dell’Asse con disposizioni di natura militare. Infine, il 27 settembre 1940, Germania, Italia e Giappone firmarono il Patto Tripartito che divenne noto come l’Alleanza dell’Asse.

Questi avvenimenti andarono di pari passo con la seconda Guerra Sino-Giapponese (1937-1945), la quale fu combattuta tra Cina e Giappone e fu la più grande guerra in Asia del XX secolo.

Questo conflitto ha come responsabile l’espansione coloniale giapponese e gli ideali nettamente nazionalistici in Cina, dove già al suo interno vi erano degli scontri tra ideali politici differenti.

La tensione, o meglio la scusante, che ha portato a questo conflitto ha le sue radici nella prima Guerra Sino-Giapponese, avvenuta quasi tre decenni prima.

Dopo la prima Guerra Sino-Giapponese, una ferrovia in Corea utilizzata per rifornire le truppe giapponesi, che attraversava anche una parte della Manciuria, ebbe un incidente. Nel 1931, alcune truppe giapponesi attaccarono quelle cinesi nella zona, usando come scusa un falso attacco alla ferrovia. I combattimenti si diffusero e in poco tempo il Giappone controllò gran parte della Manciuria. L’impero nipponico ribattezzò l’area Manchukuo e mise in atto un governo cinese fantoccio – come i nazisti fecero in Francia –, dove l’esercito giapponese poteva mantenerne il potere da dietro le quinte.

La resistenza cinese si coalizzò molto dopo per combattere un nemico comune, il Giappone. Inizialmente era troppo impegnata a lottare tra di loro in una sorta di guerra civile tra due fazione: i Nazionalisti e i Comunisti.

Il Tribunale Militare Internazionale per l’Estremo Oriente, in seduta a Tokyo tra il maggio del 1946 e il novembre del 1948, dichiarò ventidue capi giapponesi colpevoli di cospirazione per aver mosso una guerra aggressiva contro la Cina.

La Guerra Sino-Giapponese fu il risultato dell’aggressione di tale paese, questo modello d’attacco si può fare risalire alla Grande Guerra. La soperchieria riprese con l’aggressione nel 1931 in Manciuria, dopo aver creato lo stato di Manchukuo il Giappone si stabilizzò nella Cina del nord e nella Mongolia Interna. La scusante fu l’incidente al Ponte Marco Polo, per poi cogliere la palla al balzo e portare il Giappone a dichiarare guerra alla Cina, invadendola soprattutto nella parte costiera.

È palese come la causa principale di queste vessazioni avvenne per mano del Giappone, ma il ruolo del nazionalismo cinese non fu da meno, soprattutto nel far precipitare il conflitto.

La contesa e la guerra che vinse contro Cina e Russia permise al Giappone di annettere la Corea come colonia, fomentando il nazionalismo di quest’ultima. Anche il nazionalismo cinese assunse un aspetto ben più minaccioso sotto gli occhi dell’impero nipponico, soprattutto quando la Cina fu frammentata da disordini interni e da degli scontri tra nazionalisti e comunisti.

Il Giappone avanzava mentre Chiang Kai-shek (Jiang Zhongzheng, politico e militare cinese nazionalista) continuava la sua continua ricerca della guerra civile contro i comunisti e viceversa. I comunisti sfruttarono le opportunità d’avanti all’aggressione giapponese ma, infine, di fronte al disastro che il paese stavo subendo per mano di tutti (nazionalisti, comunisti e giapponesi), le due fazione all’interno della Cina – siamo nel 1936 – decisero di sospendere la guerra civile per creare un fronte unito per la resistenza all’invasione nipponica.

La seconda Guerra Sino-Giapponese (1937-1938 sfociata nella Seconda Guerra mondiale finendo nel 1945) scoppiò a seguito di un incidente presso Lugouqiao (il Ponte Marco Polo), ed era il 7 luglio del 1937. I soldati giapponesi di guardia nell’aria credettero di essere attaccati dalle truppe cinesi, assaltando anch’essi la città di Wanping.

Inizialmente il Giappone cercò di sottolineare che fu un disguido, in un secondo momento, a causa delle sue mire espansionistiche che voleva realizzare all’interno del territorio cinese, lo portò a superare il punto morto.

Uno degli episodi più significativi fu il “saccheggio di Nanchino”.

I comportamenti poco umani dei giapponesi nei confronti della popolazione cinese a Nanchino portarono il resto del mondo a non valutare più il Giappone con un certo riguardo: il saccheggio di Nanchino, seguito da violenti stupri, fu l’episodio più vergognoso di una guerra nella quale la brutalità giapponese nei confronti della popolazione cinese costituì una caratteristica notevole. La reputazione internazionale nei confronti del Giappone fu danneggiata quando i fatti vennero resi pubblici. A bruciare interamente sono state una città, i raccolti, le persone e lo stupro di massa; l’ordine fu di radere al suolo Nanchino senza fare prigionieri.

Perché come guerre sono importanti la prima e la seconda Guerra Sino-Giapponese?

Perché con esse – soprattutto con la seconda Guerra Sino-Giapponese nel 1937 –, vi fu l’alba della Guerra nel Pacifico che incendiò Pearl Harbor e tramontò con Hiroshima e Nagasaki.

Pubblicato da isottafranci

Scrittrice, illustratrice, pittrice e appassionata in storia

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