La guerra di Crimea

In poche righe la guerra di Crimea, o guèrra di Conflitto per il controllo dei Balcani e del Mediterraneo (1853-56), oppose la Russia all’Impero ottomano, sostenuto da Francia e Gran Bretagna (con l’appoggio di un corpo di spedizione piemontese). 

I turchi dichiararono guerra ai russi, il 4 ottobre del 1853 i turchi assediarono Sebastopoli, massimo porto russo sul Mar Nero.

Facciamo qualche passo indietro: all’inizio del XIX secolo, quando era in corso l’epopea napoleonica, la Russia di Alessandro I perseguiva una sua politica di espansione territoriale. In questi anni vennero annessi la Finlandia, la Bessarabia e diversi paesi caucasici sottratti alla Persia. Al tempo stesso l’Impero russo diede prova della sua solidità sociale e militare, resistendo all’attacco di grande portata da parte di Napoleone I.

Grazie alla vittoria russa nei confronti di Napoleone I, Alessandro I si assicurò il controllo della Polonia durante il Congresso di Vienna.

Alla morte di Alessandro I la sua linea politica venne continuata dal figlio Nicola I, con una tenace opera di espansione coloniale versi sud e verso est. Intorno alla metà del secolo avrà tutto il controllo nella zona a est del Mar Caspio e Vladivostok (sottratta alla Cina tra il 1858 e il 1860). Invece nel 1867 l’ideale espansionistico verso l’America del Nord venne abbandonato con la vendita dell’Alaska.

L’ampliamento territoriale va da sé che era accompagnato da un accrescimento demografico. Le aree orientali, dagli Urali alla Siberia, erano quasi spopolate, mentre la maggior parte della popolazione si concentrava nelle campagne e poche nelle città importanti della Russia europea. Le campagne erano anche il cuore economico del paese, in particolare la produzione di grano e la sua esportazione verso i paesi europei. La Russia della seconda metà dell’800 si presentava come la più pura delle autocrazie amministrative: un Impero governato dallo zar, coadiuvato dal Comitato dei ministri e dal Consiglio di Stato; territorialmente ampio, impegnato in una continua espansione militare e che necessitava di un continuo bisogno di risorse, raccolte attraverso un invadente drenaggio fiscale. Una situazione di questo tipo generò instabilità e conflitti, soprattutto attraverso le rivolte contadine.

Un ennesimo passo falso compiuto da Nicola I fu il tentativo di conquistare la Valacchia e la Moldavia messo in atto nel 1853, e che ne conseguì la guerra di Crimea nella quale la Russia venne sconfitta. Sarà proprio questa sconfitta a convincere il successore dello zar, Alessandro II, a tentare di realizzare un ambizioso piano di riforme dall’alto.

Bisogna ricordare che intorno al 1853, nei Balcani, intorno al Mar Nero, in Grecia e anche a Istanbul, molte popolazioni di fede cristiana ortodossa vivevano da secoli sotto il dominio secolare dell’Impero Ottomano. Dalla caduta di Costantinopoli la Russia si sentiva in dovere non solo nella difesa e protezione verso le popolazioni appartenenti alla tribù slava, si sentiva anche in dovere di ereditarne il ruolo di centro del Cristianesimo Ortodosso. Questo spinse lo zar Nicola I a chiedere al sultano di riconoscere formalmente tutti i suoi sudditi di fede ortodossa, di riflesso tutti i luoghi sacri della Cristianità che da tempo erano sotto l’Impero ottomano, siano sotto la protezione dello Zar. Naturalmente il sultano rifiutò la richiesta.

Dopo l’occupazione di Valacchia e Moldavia le potenze d’Europa, in particolare Francia e Inghilterra, si rifiutano di legittimare le pretese russe incoraggiando il sultano a reagire.

Napoleone III, nipote di Napoleone Bonaparte, aveva portato la Francia al Secondo Impero. Dopo il Congresso di Vienna del 1814, le potenze Europee avevano conservato un assetto territoriale relativamente stabile, ma nel 1853 l’intervento russo nel Mar Nero sembra alla Francia un pretesto perfetto per entrare in scena e vendicarsi di quest’ultimi, per la sconfitta subita da suo zio. Fu per questo motivo che entrò in gioco, sebbene in piccola parte, anche l’Italia (a quei tempi Regno di Sardegna e non ancora unificata), nello specifico le truppe piemontesi (in cambio avrebbero ricevuto un appoggio della Francia per la questione risorgimentale italiana).

Gli interessi della Gran Bretagna erano di proteggere e difendere i suoi commerci sul Mar Nero, i quali le garantivano un facile accesso alle sue colonie in india; invece, come abbiamo già annotato, la Francia di Napoleone III era alla ricerca disperata di gloria militare. L’intervento del Regno di Sardegna, una giovane potenza che ambiva all’unificazione d’Italia, avvenne quando Francia e Inghilterra chiesero di inviare una delegazione di 18.000 uomini per la Guerra di Crimea, Cavour fu ben felice di acconsentire.       

La durata prevista dell’assedio era di dodici settimane, ma ci sarebbero voluti invece dodici mesi per concludere la Guerra di Crimea.

Vi furono molte vittime tra le truppe piemontesi, in parte persero la vita nell’assedio di Sebastopoli sotto il comando di Alfonso Lamarmora, altri di loro morirono negli scontri con i Russi, altri, circa 2000, per una terribile epidemia di colera. Ma il sacrificio non fu vano, sebbene furono sconfitti, con la disfatta della Russia al termine della Guerra di Crimea, il Regno di Sardegna verrà ammesso in qualità di stato vincitore alla Conferenza di Parigi del 1856.

Ci furono pochi scontri frontali durante l’anno della guerra, molti soldati morirono più per l’epidemia di colera che per le armi da fuoco; ma nella primavera del 1855, le truppe Inglesi, francesi e italiane aprirono una breccia a Sebastopoli. Dopo un ultimo, disperato contrattacco, i Russi evacuano la città. Si conclude così un assedio durato un anno, e con esso la Guerra di Crimea, seguita in tutta Europa grazie all’avvento del telegrafo: per la prima volta le notizie dal fronte giunsero quasi in tempo reale.

Le ostilità della guerra di Crimea si conclusero con il Trattato di Parigi, firmato il 30 marzo del 1856.

Pubblicato da isottafranci

Scrittrice, illustratrice, pittrice e appassionata in storia

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