Per la Scandinavia il Medioevo fu un periodo di scorrerie e di migrazioni normanne ma, tra X e XI secolo, si erano formati i regni di Danimarca, Norvegia e Svezia, nei quali il potere centralizzato della monarchia procedette di pari passo con l’evangelizzazione.
Accanto a una nobiltà di tipo feudale – i rapporti e gli scambi economici con le zone tedesche e inglesi –, si formò un ceto mercantile che aveva il controllo delle città sorte lungo le coste orientali e meridionali.
Nel 1397 ci fu l’unione dei tre regni, ovvero Danimarca, Norvegia e Svezia che prese il nome di Unione di Kalmar, destinata a durare oltre il Medioevo; quest’ultima non servì a rafforzare il potere regio assai debole e limitato dalle sue prerogative dall’aristocrazia feudale e dalle città.
Se portiamo l’attenzione alla Boemia possiamo affermare la sua nascita al tempo di Ottone I di Sassonia, un ducato sotto l’alta sovranità del re di “Germania” (messa tra virgolette in quanto non era ancora nato lo stato di Germania, ma per fare capire il territorio). Si tratta della dinastia boema dei Premyslidi dove, nel 1085, i duchi ottennero dall’imperatore il titolo di re, pur continuando a riconoscerne la sovranità.
Nel 1310 il trono passò ai conti di Lussemburgo, i quali conseguirono anche la corona imperiale, prima, con Enrico VII e poi con Carlo IV. Sotto quest’ultimo imperatore Praga, residenza di Carlo IV stesso, divenne il cuore dell’Europa attraversando un periodo di splendore artistico-culturale ed economico.
Siamo nel 1348 quando, sul modello di Parigi, nacque la prima università dell’Europa centrale: Universitas Carolina, dove insegnarono i migliori maestri del tempo.
Un periodo importante per la nascita dei primi sentimenti di identità ceca, sebbene Carlo IV fosse di educazione e parlasse la lingua francese, sotto forma di sofferenza per la larga presenza di elementi germanici della Chiesa e nelle attività produttive e commerciali (proprio qui mi collego all’articolo precedente: “ritorniamo alla popolazione ceca, i pregiudizi nei confronti dei cechi dall’Ottocento alla metà del Novecento vennero come una lotta millenaria: nella loro professione di fede presentata al sinodo di Guttemberg riunito nel 1442 dove dichiararono il papa l’anticristo, bastò, a distanza di secoli, a lasciare “un odio legittimato su basi razziali” contro i tedeschi, di cui loro dovevano difendersi). La situazione precipitò durante il regno di Vaceslao, che dal 1386 cinse anche la corona di Ungheria.
Il regno di Boemia, anche se ritornò indipendente nel 1458, passò nel 1526 alla casa d’Asburgo.
Dalle parti della Lituania di oggi ebbero vita le popolazioni baltiche, questi ultimi vennero suddivisi in due gruppi principali: balti marittimi (ovvero prussiani, i curioni e i golindi) e balti continentali (i progenitori dei lituani, dei lettoni e dei golindi orientali).
Dopo le invasioni prima dei goti e poi degli unni, subì una massiccia migrazione delle popolazioni slave fino la costa rimaste fino a oggi.
Fatto un quadro generale della situazione facciamo un salto temporale dove arriviamo all’impero e alla sovranità che ebbe sotto di esso lo stato dei Cavalieri teutonici. L’ordine religioso-cavalleresco che dalla Palestina si era trasferito in Europa per la sorte segnata delle crociate, si impegnò nella colonizzazione ed evangelizzazione dei territori oltre l’Elba e lungo le coste del Baltico, ancora abitati da popolazioni pagane. Il risultato immediato fu la conquista della Pomerania e della Prussia orientale, al di là della Vistola, concessa in feudo dall’imperatore Federico II.
Sin dall’inizio il territorio prussiano venne configurato come un vero e proprio organo di governo di uno Stato sovrano, questo territorio fu condiviso al tempo stesso in circoscrizioni, ognuna delle quali era governata da un economo (komtur), che era anche il superiore del convento locale. Trattandosi di un ordine non solo religioso ma, anche, militare era molto curato l’addestramento e l’organizzazione dell’esercito (e poi ci chiediamo come mai divenne una grande potenza nel secolo decimo nono e quasi vinse i due conflitti mondiali).
L’avanzata dei Cavalieri teutonici nel corso del Trecento, con metodi spesso assai brutali, da loro adoperati nei confronti dei Lituani e delle popolazioni slave soggette in generale, rese però il loro dominio sempre più inviso; questo facilitò la controffensiva dei Polacchi, infrangendo il mito della superiorità militari di tali Cavalieri. L’ordine dovette cedere alla Polonia la Prussia orientale con la città di Danzica, conservando il resto della Prussia in condizioni di vassallaggio.
L’ordine dei Cavalieri teutonici fu sciolto nel Rinascimento, quando il Gran maestro Alberto del Brandeburgo aderì al Protestantesimo, proclamandosi duca sotto l’alta sovranità del re di Polonia. I conventi di questo ordine, però, rimasero esistenti in Germania e lo sono ancora oggi, avendo solo un carattere religioso; il Gran maestro risiede ancora oggi a Vienna.
La Polonia nacque nel X secolo dall’arrangiamento di piccoli Stati slavi nella grande pianura tra Oder e la Vistola, raggiungendo una considerevole estensione territoriale. Si trattò, però, di un regno effimero che non sopravvisse a lungo, alla fine del secolo XI scomparve il titolo di re e si tornò alla frammentazione del paese in vari ducati e principati, dai confini incerti e in perenne lotta tra di loro.
Nel 1382 la Polonia con la loro nobiltà ebbe ancora una posizione di rilievo, fece convertire le tribù rimaste pagane al cristianesimo formando uno stato polacco-lituano, estendendosi sia verso il Baltico che in territorio russo e ucraino, fin quasi alla penisola di Crimea. Con la vittoria sui Cavalieri teutonici, l’arrivo a corte di umanisti italiani e tedeschi, nacque l’università di Cracovia.
L’enorme potere della nobiltà, però, fu motivo di debolezza della monarchia, alla quale il sovrano stesso aveva dovuto fare sostanziose concessioni per averne il sostegno nella politica espansionistina.
La grande popolazione dei Magiari, descritta negli articoli precedenti, diede vita al regno di Ungheria nel X secolo. Si convertirono al cristianesimo romano a opera di missionari provenienti dalla Germania, si diedero un ordinamento politico unitario, superando la divisione in tribù.
Dopo l’anno Mille, quando papa Silvestro II considerò vassallo della Santa Sede Stefano I, la politica espansionistica dell’Ungheria assorbì la corona della Croazia, controllando per qualche periodo la Bosnia e l’Erzegovina. Ma i privilegi e le terre concesse all’aristocrazia per avere fedeltà e sostegno nelle conquiste, i sovrani divennero impotenti alla pressione di quest’ultima; fu per questo che vennero rafforzati questi rapporti con la Bolla d’oro (contemporanea alla Magna charta inglese), strappata nel 1222 al re Andrea II. Questa carta aveva una clausola particolare che consentiva il diritto di ribellarsi al sovrano in nome degli interessi della nazione.
Le difficoltà maggiori vennero dalla posizione geografica del regno: infatti, questo, era circondato da tre grandi formazioni politiche e alla pressione delle popolazioni nomadi, seminomadi provenienti dalla Russia e dall’Asia. Particolarmente devastante fu l’invasione dei Mongoli, per cui dopo la loro ritirata fu necessario colonizzare il nuovo paese.
La Polonia era sotto il regno di Ungheria- Croazia, ebbe l’indipendenza a causa dell’indebolimento della corono nei confronti dell’aristocrazia, passando sotto a Sigismondo di Lussemburgo e, poi, ad Alberto d’Austria, entrambi imperatori e re di Boemia.
Nel 1526, sempre con varie lotte interne tra la nobiltà e la monarchia, l’Ungheria, insieme alla Boemia, fu annessa all’Austria e agli Asburgo, alla quale resterà unita fino agli inizi del XX secolo.
All’Ungheria fu allungo unito il regno di Croazia, popolo slavo che – dopo essere stato sottomesso agli Avari, ai Franchi e ai Bizantini – diede vita a uno stato autonomo con il re Tomislav, sia pur sotto la formale sovranità di Bisanzio e a seguire.
Trattando l’argomento dei popoli slavi situatisi nei Balcani, tra questi poniamo anche i Bulgari, bensì sia un popolo turco ma profondamente slavizzato. Anche loro nel X secolo diedero vita a una stato giungendo, per estensione, a minacciare Costantinopoli. Agli inizi del secolo XI si convertirono al Cristianesimo dove, solo la nobiltà, rimase fedele al culto pagano.
Sotto la dominazione di Costantinopoli alla fine del secolo XI, riprese il vecchio nome di Mesia. La dominazione Bizantina si dimostrò tutt’altro che stabile, le continue rivolte interne tra la nobiltà, le scorrerie proveniente dalla Russia, ridussero la popolazione; a questi si aggiunsero la crisi dell’impero sotto i colpi dei nemici tradizionali, ai quali si aggiunsero i crociati.
nel 1185 vi fu la rinascita del regno di Bulgaria, di cui Bisanzio riconobbe l’indipendenza nel 1202.La dominazione del rinnovato regno resistette anche all’invasione Mongola ma, ancora una volta, si trattava di un organismo debole. Questo particolare fece in modo che le difese contro i turchi si indebolirono, infatti nel 1369 ne presero il dominio.
Dello stato di Serbia, purtroppo, se ne potrà parlare nel XII secolo dove, nella prima metà del 1300 la Serbia raggiunse l’apice della potenza assorbendo la Macedonia, l’Albania e la Bosnia. Ma le lotte dinastiche la indebolirono lasciando il via libera alla conquista Turca.