Sicilia e Italia meridionale rappresentano soltanto una parte dell’aria di diffusione di comunità elleniche nell’Occidente mediterraneo. Esse tuttavia sono caratterizzate, rispetto a questa più vasta proiezione ellenica, alla frequenza e intensità del fenomeno dell’insediamento “coloniale” che ha impedito che si innescassero, per le comunità qui stabilizzatesi, sentimenti di dispersione in partibus infidelium. Anzi, al contrario, una consapevolezza di contiguità che trovava riscontro, pur con la ineludibile coscienza della presenza di genti diverse e “barbare”, sembra aver consentito la reduplicazione di situazioni e contesti caratteristici delle regioni elleniche di provenienza.
Gli studi sulla Magna Grecia e sulla Sicilia ellenica, prendono forma intorno alla colonizzazione greca concepita come «evento cruciale della storia occidentale».
La magna Grecia è un complesso di colonie fondate nell’Italia meridionale e della Sicilia orientale tra l’VIII e il VI secolo a. C. Quelle che ebbero maggiore importanza furono Cuma, Reggio, Napoli, Siracusa, Agrigento, Sibari, Crotone, Metaponto e Taranto.
Per gran parte della storia greca esistono tanti “modelli greci” quante sono le póleis e le loro situazioni socio-politiche particolari, il che rimanda a referenti primari d’identità molto più articolata, mentre è arduo definire in età arcaica una “Grecia” che rapporti a concetti politici e geografico-territoriale unitari effettivamente operativi. In generale alle colonie venivano richiesti quei prodotti che il territorio della città-madre non poteva produrre su larga scala: come il grano in particolare (visto che la Grecia non è provvista di grandi pianure). Alla madrepatria invece giungevano dalle colonie continue richieste di prodotti agricoli quali: il vino e l’olio (ricordiamoci che abbiamo la vite e l’ulivo grazie ai greci), e di prodotti artigianali come i famosi vasi in ceramica e oggetti di metallo. La “colonizzazione” esportò in tutto il Mediterraneo il modello di cittadinanza elaborato dalla pólis, produsse un ampliamento delle conoscenze geografiche, diffuse la lingua greca presso popolazioni non greche, favorì ovunque una grande crescita culturale in campo letterario, artistico e filosofico.
All’inizio dell’VIII a.C. secolo si diffuse l’alfabeto greco. Questo alfabeto derivava dall’alfabeto fenicio: con l’importante innovazione che, mentre i Fenici scrivevano solo le consonanti, i Greci introdussero anche le vocali. A finanziare la spedizione verso il luogo prescelto era la stessa pólis che metteva a disposizione le navi e tutti i mezzi necessari. A guidarla era l’ecista, solitamente un aristocratico. Prima però l’ecista doveva chiedere all’oracolo di Delfi l’approvazione all’impresa. Ottenutala, l’ecista raccoglieva circa duecento maschi, stipati in due-tre navi, prendeva il fuoco sacro della città di origine e partiva.
Mentre si tratta l’argomento della Magna Grecia non si pole perdere di vista un popolo della penisola a forma di stivale: gli Etruschi e altri popoli italici.
La compositiva realtà dell’Italia è frutto di una stratificazione storica millenaria, le cui aggrovigliate radici affondano nel fertile humus del primo millennio a.C. Si formò nella penisola italica un mosaico di genti con culture e lingue differenti. Tali processi non sono stati oggetto di indagini esaustive per vari motivi. Innanzitutto per le genti dell’Italia antica non si dispone di una tradizione storiografica propria, ma le nozioni della tradizione letteraria sono fornite per lo più da scrittori greci e latini. Un ruolo determinate in tutta questa storia tra i popoli della penisola italica venne svolto anche dalle relazioni con gli Etruschi, di gran lunga il popolo più dinamico dell’Italia del primo millennio a.C. Questi ultimi a propria volta intrapresero colonizzazioni nel meridione e nel settentrione della penisola.
Nei territori con minore grado si sviluppo, localizzati per lo più negli aspri entroterra appenninici, emersero quei gruppi che, ancora oggi, vengono definiti italici per eccellenza, come i Sabini (Piceni e Sanniti).
Andiamo avanti: con un espediente caratteristico della politica propagandistica intrapresa in epoca augustea, le denominazioni delle 11 regiones coniate in quella occasione utilizzavano infatti i nomi etnici e geografici tradizionali delle genti italiche. Questa tradizione è stata perpetuata anche nella toponomastica attuale: le forme onomastiche di molte regioni centro-meridionali e delle isole – Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna – della Liguria e del Veneto nell’Italia settentrionale ripetono etnonimi – Umbri, Latini, Campani, Sardi, Liguri, Veneti – e coronimi – Apulia, Calabria, Sicilia – derivati dai primitivi abitanti delle rispettive regioni nel primo millennio a.C.
Secondo lo storico Antioco di Siracusa, vissuto nella seconda metà del V secolo a.C., Italo, re degli Enotri, avrebbe creato l’Italia nel territorio tra la punta dello stivale e la strozzatura compresa tra i golfi di Lamezia sul Tirreno e di Squillace sullo Ionio; l’avrebbe stesa fino ai golfi di Salerno sul Tirreno e di Taranto sullo Ionio.
Piemonte e Valle d’Aosta: la zona taurino-salassa prende il nome dai Salassi intorno a Augusta Praetoria (Aosta) e ai Taurini intorno a Augusta Taurinorum (Torino) e in un secondo momento a Biella. I territori corrispondenti alle province di Vercelli, Novara e Verbania fanno invece parte della cultura di Golasecca (la cultura di Golasecca – IX-IV secolo a.C. – si sviluppò a partire dall’età del bronzo finale, nella pianura padana e prende il nome dalla località di Golasecca, presso il Ticino dove, agli inizi del XIX secolo, l’abate Giovanni Battista Giani effettuò, nell’area del Monsorino, i primi ritrovamenti). Una terza componete si identifica con la fascia a sud del Po, che gravita verso la Liguria.
Liguria: i liguri, sempre secondo la tradizione letteraria, sono un popolo di antichissime origini; confinavano con gli Iberi a ovest, con i Celti a nord, i Reti a nord-est, Umbri e Etruschi a sud-est; la deduzione della colonia focea di Massalia (attuale Marsiglia) sarebbe avvenuta nel loro territorio. Si vociferava che per origini fossero vicini ai Celti e anche alle genti della cultura di Golasecca (Lepodi, Levi). La posizione strategica sul golfo ligure delle alture su cui sorge Genova esercitò una potente attrazione sugli Etruschi.
Lombardia: fu una regione popolata da genti diverse, ma si assegna il settore occidentale alla cultura di Golasecca (quindi in fase arcaica alla cultura Celtica); nel mantovano e nella metà della pianura Padana si insediarono gli Etruschi. Dopo la caduta dell’Impero romano diventerà Longobardia dai Longobardi.
Trentino-Alto Adige: si conoscono almeno due gruppi etnici maggiori gli Euganei nel settore meridionale e occidentale, Reti in quello settentrionale, entrambi suddivisi in nuclei minori (Verona città di origine retica ed euganea).
Veneto: delle tribù di origine pacifiche dove permisero l’insediamento dei Celti.
Friuli-Venezia Giulia: popolato dai Veneti, Euganei e Carni (sempre in epoca preromana).
Emilia-Romagna: divisa tra numerosi gruppi etnici, il suo epicentro era a Bologna, Modena e Reggio era un’antica presenza Etrusca nell’Età del Ferro.
Umbria: di origini antichissime gli umbri disputano agli Etruschi il primato sull’Italia centrale e sulla pianura Padana.
Etruria (Toscana e Lazio settentrionale): nella regione compresa tra l’Arno e il Tevere erano stanziati gli Etruschi, il gruppo etnico più dinamico dell’Italia preromana.
Lazio: i Latini (un popolo Indoeuropeo), ma i Sabini hanno origini più antiche, e altre tribù erano insediate nei dintorni (italici).
Marche e Abruzzo centrosettentrionale: erano insediati i Picenti (Piceni) di origine sabina.
Sannio (Abruzzo meridionale, Molise e Campania settentrionale): erano occupati dai Sanniti, il bellicoso popolo di origine sabina, suddivisi a loro volta in numerose tribù.
Campania: Ausoni, Opici e Enotri, alle quali subentrarono Iapigi e altri popoli. Gli Etruschi erano insediati non solo a Capua, ma anche nel salernitano. Più avanti si insediarono delle colonie greche.
Lucania e Calabria: quivi c’è l’origine della stirpe Italica (Ausoni, Enotri, Siculi, Morgeti, Choni, Iapigi, Liguri, Opigi, Lucani, Brettii – Bruttii).
Puglia: gli Iapigi sono la popolazione della Puglia, poi i greci nell’attuale Salento.
Le isole: Sicilia e Sardegna, ebbero degli sviluppi propri differentemente da tutta la penisola, con la quale nutrirono comunque profondi legami. Nella Sicilia interna si insediarono i Siculi e gli Elemi, nella Sardegna le genti della cultura nuragica, da cui derivano i sardi di epoca storica (ebbero contatti con scali fenicio-punici).