Il passaggio fra II e del I millennio a.C. è segnato in Grecia dalla transizione fra due sistemi politici profondamente diversi. La Grecia micenea era suddivisa in una serie di regni regionali, ciascuno gestito attraverso una complessa struttura amministrativa con al vertice il centro palaziale: all’interno di una cittadella fortificata sorgeva il palazzo, residenza del sovrano e sede dell’amministrazione centrale.
La transazione tra civiltà micenea e civiltà greca è un processo che si compie nell’arco di alcuni secoli e che interessa al tempo stesso la sfera politica, sociale e culturale nel senso più ampio del termine. La distruzione dei palazzi micenei e il conseguente collasso del sistema politico ed economico centralizzato furono così repentini che sembrano rientrare, almeno in partenza, all’interno della historie événementielle. La cesura nelle forme di gestione del potere fu netta, e a essa seguì, nell’arco di pochissime generazioni, una radicale trasformazione della società. Anche se singoli elementi della organizzazione politica della Tarda Età del Bronzo sembrano sopravvivere nei secoli seguenti, come testimonia per esempio l’origine micenea del termine utilizzato nel greco omerico per designare la più alta forma di potere personale (basileùs), essi hanno subito un lungo processo di trasformazione al termine del quale si trovano inseriti un sistema politico-sociale radicalmente diverso. È nell’ambito della cultura materiale e della produzione artigianale, così come in un patrimonio di credenze religiose e pratiche rituali, legate al culto degli dei alla cura dei defunti, che i tempi del cambiamento furono meno rapidi, ed è possibile riscontrare anche fenomeni di preesistenza sul lungo periodo. Sarà solo fra la fine del XII e gli inizi del XI secolo che il mondo miceneo attraverserà l’ultima e definitiva crisi, che porterà rapidamente al definitivo esaurimento della civiltà dell’Età del Bronzo e all’inizio di una nuova era. Si apre così per la Grecia un periodo di circa tre secoli (XI-IX), la cosiddetta Età Oscura; a lungo considerata dagli storici come una fase di stagnazione dal punto di vista culturale, alla quale avrebbe posto fine al “Rinascimento” dell’ottavo secolo, questi secoli sono attualmente considerati fondamentali nella definizione della identità politica e culturale dei Greci del primo millennio.
È possibile ipotizzare per la distruzione dei palazzi cause di natura diversa: una serie di disastrosi terremoti, teoria questa che sembra godere di crescente favore; tensioni e conflitti interni al mondo miceneo, sfociati in scontri fra diversi centri; una sollevazione armata contro l’autorità centrale da parte della popolazione, gravata da tasse e corvée. L’intero sistema politico ed economico dei regni micenei entrò irrimediabilmente in crisi. L’età dei palazzi era giunta alla sua definitiva conclusione, e con essa si chiude un ciclo nella storia politica del mondo greco.
La distruzione dei principali centri politici fece sentire i suoi effetti negativi sull’intero sistema insediato della Grecia micenea: numerosi abitati furono distrutti o comunque abbandonati e si segnala in termini generali una drastica riduzione della popolazione. In attesa di un potere centrale cessano le grandi realizzazioni architettoniche; scompare la scrittura, nata per rispondere alle esigenze dell’amministrazione centralizzata, e tutte le espressioni artistiche che possiamo definire “palaziali”, come la pittura parietale.
La “catastrofe” non interessò allo stesso modo tutto il mondo miceneo; a essere meno colpite furono innanzitutto le aree non direttamente sottoposte al controllo di un’autorità palaziale, che in alcuni casi conoscono una fase di prosperità, accompagnata da un aumento della popolazione, a seguito dell’arrivo dei profughi dalle regioni più devastate. In Argolide i principali centri di potere, Micene, Midea e Tirinto, riescono a riprendersi dalla crisi: delle tre città è Tirinto a godere della maggiore prosperità nella fase post-palaziale, forse a seguito di un fenomeno di sinecismo (coabitare, esistere in una stessa città o casa) della popolazione che viveva dispersa nelle campagne.
Se pur di rinascita si tratta, essa fu comunque di breve durata. Il Tardo Ellenico si chiude in un clima di generale instabilità: un nuovo orizzonte di distruzioni e abbandoni determinano un’ulteriore drastica riduzione della popolazione e un rapido e, questa volta inarrestabile, declino culturale.
Questo segna il definitivo esaurimento della tradizione culturale micenea. La Grecia entra in quello che è considerato uno dei periodi più oscuri della storia, che dalla prima metà dello XI secolo si protrae sino alla fine del IX secolo. La transazione dal palazzo alla pólis avviata nella fase post-palaziale non si interrompe tutta nel corso dell’Età Oscura. Definitivamente tramontata è l’immagine di un Egeo piombato in un oscuro Medioevo, isolato dal resto del Mediterraneo e all’interno del quale le comunicazioni e gli scambi erano ridotti al minimo. Di conseguenza anche il concetto di “rinascita” politica e culturale dell’ottavo secolo deve essere rivisto e inserito in una prospettiva di lunga durata. La costruzione di questi secoli è affidata all’analisi delle sole testimonianze materiali, proficuamente integrate dalla lettura critica dei poemi omerici. L’Età Oscura è convenzionalmente suddivisa in fasi che riflettono la successione degli stili ceramica in Attica (Submiceneo, Protogeometrico, Geometrico Antico-Madio), che rappresenta in questi secoli, assieme a Creta, la regione culturalmente più dinamica e attiva.
La diffusione della tecnologia del ferro, recepita da Cipro agli inizi dell’Età Oscura, offrì alla Grecia parziale autonomia in un settore vitale come quello dell’approvvigionamento dei metalli, gravemente penalizzato dalla crisi internazionale che aveva paralizzato i commerci, in particolare le importazioni di rame e stagno dal Vicino Oriente.
In conclusione, l’ottavo secolo non segnò una cesura storica, ma è in questa fase che si avverte nettamente l’effetto cumulativo di una serie di processi storici di lunga durata avviati nei secoli precedenti. Dal punto di vista culturale, si assiste alla nascita dell’architettura templare, alla definizione di un nuovo linguaggio figurativo e al ritorno della scrittura, con l’adozione dell’alfabeto fonetico fenicio.
La Grecia arcaica, l’età palaziale e l’Età Oscura