Tra epidemie e disastri ambientali, c’è chi ancora si accusa di essere comunista e fascista…
È vergognoso parlare ancora di fascismo e comunismo nel 2020, soprattutto – riferitami al fascismo – non c’è. Quello che c’è e ci sarà sempre è l’ignoranza, soprattutto quella funzionale, che divaga oggi come la peggiore delle epidemie.
A oggi, ciò che ci governa da decenni, è una dittatura mediatica (tendete a sinistra) che è più classificabile come capitalismo. Questa ipocrisia esiste da tempo.
Sono certa che i miei coetanei e chi è ancora più giovane di me, del comunismo non sappiano niente, anzi, come del fascismo e nazismo ne sono fortunati se ne hanno solo sentito parlare.
I grandi regimi dittatoriali di sinistra, i socialismi del comunismo… dovremmo sentire parlare i russi, i cinesi, i coreani del nord, vietnamiti e tutti coloro che sono morti e hanno fatto guerre per questo regime (Ex Jugoslavia, Afghanistan, Romania – che prima subì un regime di destra e poi quello di sinistra, ancor peggio –, Polonia, etc…).
Ho chiacchierato con chi è stato sotto a queste dittature, dei polacchi mi dissero: «Noi odiamo i russi, quando i nazisti se ne andarono dalle nostre terre – e ci fecero del male… anche tanto –, e arrivarono i russi… be’, rimpiangemmo i nazisti!»
Con questo non voglio scrivere, e non lo farò mai, che sono dalla parte di nazisti e fascisti: no!
Ma sono stanca di vedervi ancora scrivere “sei di sinistra, comunista, fascista, nazista”, soprattutto da gente che non sa fare neanche la svastica giusta.
Il ‘900 è stato caratterizzato da molte dittature sia di destra che di sinistra. Tutto il Novecento è stato significativo a causa delle guerre, genocidi e oppressioni. Il primo diventò la prima dittatura “comunista”, l’URRS (Unione di Repubbliche Socialiste Sovietiche). Pochi anni dopo il secondo e terzo diventarono la più grande dittatura di destra, il Reich di Hitler, la seconda dittatura di destra dopo quella di Mussolini in Italia (poi seguirono Franco, Tito e compagnia bella).
La Fine del colonialismo giunse con la fine della Grande Guerra (quella che erroneamente viene chiamata Prima Guerra Mondiale), un secondo tentativo di conquista e colonizzazione – soprattutto da parte dell’Italia, poi punita dalla Società delle Nazioni (portando l’Italia tra le braccia di Hitler) – infine, la guerra scatenata da Hitler nel 1939 portò alla fine del loro “colonialismo”. Quella guerra segnò anche un passaggio fondamentale per la creazione della seconda dittatura “comunista”, quella di Mao in Cina.
Ma nel trattare le dittature dobbiamo porci due domande.
Perché “dittature socialiste di sinistra”, ovvero, “comuniste”?
Basta leggere le opere di Marx per capire che le dittature in Russia e in Cina non sono mai state di sinistra, cioè comuniste o socialiste, secondo i principi base marxisti. Infatti, Marx aveva escluso specificamente un paese dalle sue teorie sociali. La Russia imperiale era ancora uno stato feudale, e quindi mancava la classe che doveva compiere la sua “rivoluzione”, il proletariato, ovvero la classe operaia. Questo in effetti escludeva anche la Cina che si trovava nelle stesse condizioni.
Inizialmente, nel primo dopoguerra, era la Germania destinata a una ribellione comunista a stampo marxista, ma sia gli stalinisti, i lenisti e i trotzkisti si erano messi in mezzo (questo successe anche con la guerra in Spagna).
Facciamo un passo indietro, Marx va studiato e per farlo ci vogliono delle basi, ma tratteremo solo un punto marxista: una dittatura momentanea per educare il popolo.
Lenin aveva capito che la mancanza del proletariato era un fallo, perché doveva essere quella classe sociale a compiere la “rivoluzione”. Di seguito la sua versione di Marx fu un partito centrale che doveva dirigere la rivolta. Lenin morì troppo presto per sapere cosa avrebbe fatto al potere, ma la struttura lasciata da lui fu la base non solo per la dittatura di Stalin ma anche per la capacità del Politburo, l’organo supremo del Partito Comunista dell’URSS, a mantenere il potere non solo dopo la morte di Stalin, ma per mantenerlo fino allo scioglimento dell’URSS nel 1991. In effetti questo scioglimento fu anche causato dell’incapacità del Politburo di controllare le sempre più pressanti pressioni dalle molte etnie nell’URRS e dalle forze politiche, economiche e finanziarie internazionali
Mao in Cina prese il potere dopo la guerra di liberazione contro i giapponesi e poi una guerra civile orrenda. Naturalmente ebbe l’appoggio dell’URRS e formò la versione cinese del Politburo che permise al partito di mantenere il potere dopo la dittatura maoista fino a oggi.
Indubbiamente queste due dittature non erano marxiste, ma utilizzarono il comunismo per coprire i due culti di personalità verso Stalin e Mao. A prova di ciò, nella versione cinese il “verbo comunista” non erano gli scritti di Marx bensì il “libretto rosso” dei suoi detti, che fu l’ispirazione per la rovinosa “Rivoluzione Culturale” tra il 1966-76.
In tutti e due i paesi i dittatori presumibilmente “comunisti” hanno potuto mantenere il potere con la repressione di qualsiasi forma di critica verso di loro. Non esistono nelle opere di Marx riferimenti all’uso della repressione contro l’opposizione (tranne nella sua famosa dittatura momentanea).
Ci vuole poco, leggendo le opere di Marx a capire che lui sarebbe stato il primo a criticare queste dittature, per questo non erano “comuniste/socialiste”, ma solo e “semplicemente” forme particolari di totalitarismo.
Italia e Germania
Le prima dittature “di destra” furono quella di Mussolini in Italia e quella di Hitler in Germania.
Al contrario della Rivoluzione Russa pochi anni prima, questi governi furono eletti democraticamente per poi prendere il potere assoluto con il pretesto di “emergenze nazionali”. In Italia in seguito all’assassinio del parlamentare socialista Giacomo Matteotti nel 1926 da parte di squadristi fascisti, e in Germania dopo il rogo doloso del Reichstag (l’edificio del parlamento) nel 1933, presumibilmente per ”un complotto comunista”, ma in realtà voluto da nazisti per fornire una scusa a Hitler per impadronirsi del potere.
In entrambi i casi vinsero le elezioni sulle paure della “minaccia comunista/sovietica” (del tutto reale) e le delusioni delle popolazioni dei governi nazionali deboli prima e dopo la Grande Guerra.
Hitler, che prese il potere 11 anni dopo Mussolini, ammirava apertamente il Duce e copiò alcune delle sue tattiche politiche, però c’era una grande differenza tra i due dittatori: sia psicologicamente che politicamente. Benché entrambi erano al centro di culti di personalità, l’egocentrismo di Mussolini, il suo carisma attirò la folla a sé (nascondendo il suo obiettivo); anche se era andato al potere illegalmente. Al contrario, Hitler non nascose mai la base delle sue ambizioni basate sulla supremazia della razza e la paura della minaccia non solo “comunista”, ma particolarmente degli ebrei. Lo scrisse senza indugi nel suo libro Mein Kampf (La mia lotta) redatto durante l’incarcerazione dopo il fallito tentativo di golpe a Monaco di Baviera nel 1923.
Il fallimento del golpe gli fece capire che l’unica strada per il potere passava per la democrazia che disprezzava come “debole”. Il destino fu tale che due democrazie, il Regno Unito e il suo Impero del tempo insieme agli Stati Uniti, più l’odiata URSS staliniana, sarebbero stati i mezzi della distruzione della sua dittatura.
Tutte e due queste dittature di destra caddero in seguito alla guerra che avevano scatenato in nome della loro “supremazia” con costi enormi: perdita di vite, dei loro paesi… E bisogna sempre ricordare che sia Hitler che Mussolini lasciarono i loro paesi in rovina con moltissimi milioni di morti. Allo stesso modo, le varie dittature di destra/militari nel corso del ‘900 hanno lasciato le loro popolazioni più povere dei predecessori democratici che criticavano per le loro “debolezze”.
È interessante notare che in quell’epoca c’era un’altra dittatura di destra in Europa, quella di Francisco Franco in Spagna, che prese il potere dopo una rivolta contro il proprio governo e con l’aiuto di Hitler e Mussolini. Lui rifiutò di entrare in guerra al fianco di Hitler e poté mantenere il suo potere fino alla sua morte nel 1975. È paradossale, ma bisogna far notare che dopo l’incontro con il Caudillo spagnolo, Hitler disse che avrebbe preferito farsi tirare tutti i denti piuttosto che negoziare di nuovo con Franco.
Ma il tempo diede ragione al Caudillo.
Incredibilmente, Franco capì che il suo regime non aveva un futuro dopo di lui, e organizzò il ritorno della famiglia reale dall’esilio per l’eventuale ritorno della democrazia in Spagna dopo la sua morte. Il Caudillo aveva capito quel che Hitler e Mussolini non furono capaci di comprendere e quel che i “nostalgici” del nazismo e fascismo oggi rifiutano di riconoscere: che tutte le dittature di destra sono fallite, non solo in termini economici, ma, ancora più importante, in termini di vite umane come anche in diritti umani.
A oggi, le analisi di esperti, attestano la natura killer seriale di Hitler, Stalin e Mao.